I.A.
E’ stato uno dei motivi che mi ha spinto a studiare ingegneria informatica…ed è, secondo me, una delle discipline su cui l’uomo si troverà a riflettere più a lungo nei prossimi anni. Se da un punto di vista tecnico/tecnologico ormai stiamo arrivando ad avere piena cognizione del problema e dei modi per superare gli ostacoli (la robotica ormai è un giocattolo, vedi lego mindstorm… o anche aibo il cane sony), pian piano si affaccia il problema filosofico (anke se va detto ke il dibattito era già nato un paio di decenni fa). Il cinema ne è testimone partorendo ogni anno decine e decine di film sull’argomento (Terminator, Matrix, Il 13° piano, Io Robot, I.A., Transformers (e vai!) e questo solo per citarne alcuni) e ormai è sulla bocca di tutti che tra un paio di anni saranno i robot che laveranno la casa, stireranno, andranno a fare la spesa e chissà quali altre cavolate che prendono il nome di domotica…
Ora un po’ di storia, giusto per curiosità…
Le basi dell’odierna intelligenza artificiale sono da imputare a un certo signor Turing che, ad un certo punto del novecento, in piena distruzione del pensiro matematico a opera di Hilbert (non il fumetto) decide di dire la sua, e per dare conferma a una delle 23 tesi (o meglio, domande) che Hilbert si poneva, inventò quella che è detta Macchina di Turing. Senza entrare nel merito la macchina di Turing è un concetto utile in teoria matematica, che serve a dimostrare che “qualsiasi” problema risolvibile mediante questa macchina (che non esiste - ma che in teoria potrebbe esistere) è risolvibile da una macchina finita. Ovviamente la macchina di Turing non può rispondere a domande come “perché viviamo?”, ma può dare risposte a domande più banali: il suo funzionamento ricorda molto da vicino quello di un programma per computer.
Questa scoperta ha portato alla (de)generazione di moltissime altre idee e postulati, e fin da subito ha scatenato un gran dibattito…
Nel 1949, il famoso neurochirurgo Sir Geoffrey Jefferson (1886-1961), nel suo scritto No Mind for Mechanical Man (Nessuna mente per l’uomo meccanico), esponeva una serrata critica ad un precedente articolo che riguardava la macchina universale di Turing.
«Fino a quando una macchina non potrà scrivere un sonetto o comporre un concerto suggeriti da emozioni realmente provati, e non per una scelta casuale di simboli, non potremo ammettere che una macchina eguagli il cervello umano; cioé che non solo scriva queste cose, ma che sappia di averle scritte. E’ certo che nessun meccanismo potrebbe provare piacere (e neppure manifestarlo artificialmente, un facile espediente) verso i propri successi e angosce quando gli saltano le valvole, né animarsi davanti alle lusinghe, o rattristarsi per i propri errori, o essere affascinato dal sesso, o incollerirsi o deprimersi quando non può ottenere ciò che desidera».
Queste argomentazioni, apparentemente logiche, erano in realtà facilmente confutabili, e la traccia per farlo era stata indirettamente suggerita nel MacBeth di William Shakespeare…
(SCENA QUARTA)
DUNCAN (re di Scozia): Non c’è arte per leggere nella faccia la costituzione della mente…
DUNCAN (re di Scozia): Non c’è arte per leggere nella faccia la costituzione della mente…
Alan Turing, nel 1950, con l’articolo Computing Machinery and Intelligence propose un criterio oggi noto come Test di Turing (noto anche come Gioco dell’Imitazione) per determinare se un computer fosse in grado di pensare…cosa simpatica no?
Il test consisteva in questo: una persona si trova davanti ad un terminale, e con la tastiera scrive delle domande e riceve delle risposte, mentre dall’altro capo del terminale ci sono una macchina ed un operatore umano che forniscono alternativamente risposta alle domande…se la persona non è in grado di distinguere quali dei due interlocutori sia la macchina allora si può affermare che la macchina è intelligente (o la persona in questione è un cretino aggiungerei)…
Ad oggi nessun programma ha superato il test, anche se è doveroso citarne alcuni che hanno fatto scalpore come ELIZA (scritto nel 1966!!!)…
Per farvi un’idea ecco un prototipo di una discussione fatta con ELIZA:
paziente: gli uomini sono tutti uguali
computer: in che senso
paziente: ci fregano sempre in qualche modo
computer: puoi fare un esempio specifico
paziente: un mio amico mi ha fatto venire qui
computer: un tuo amico ti ha fatto venire qui
paziente: dice che sono quasi sempre depressa
computer: mi dispiace sentire che sei depressa
paziente: è vero sono infelice
computer: credi che venire qui ti aiuterà a non essere infelice
paziente: ho bisogno di aiuto, questo è sicuro
computer: cosa intendi come aiuto
paziente: forse potrei riuscire ad andare d’accordo con mia madre
computer: parlami di tua madre
computer: in che senso
paziente: ci fregano sempre in qualche modo
computer: puoi fare un esempio specifico
paziente: un mio amico mi ha fatto venire qui
computer: un tuo amico ti ha fatto venire qui
paziente: dice che sono quasi sempre depressa
computer: mi dispiace sentire che sei depressa
paziente: è vero sono infelice
computer: credi che venire qui ti aiuterà a non essere infelice
paziente: ho bisogno di aiuto, questo è sicuro
computer: cosa intendi come aiuto
paziente: forse potrei riuscire ad andare d’accordo con mia madre
computer: parlami di tua madre
Ad oggi ci sono decine di altri programmi simili come A.L.I.C.E. (Artificial Linguistic Internet Computer Entity), M.A.D. (Markov Aided Deceit),VIKI…ed il dibattito in questo senso è accesissimo (provate a cercare La Stanza Cinese di John Searle)
Ma il problema dell’interazione uomo/computer non è solo imitare una persona o vincere una partita a scacchi (maggio 1997 il Deep Blue IBM sconfigge il campione mondiale Garry Kasparov in un incontro regolare di 6 partite, probabilmente solo grazie a una smisurata capacità di calcolo del supercomputer (link Wikipedia)): l’obiettivo dei giapponesi è quello di avere un robot in grado di vincere contro la nazionale campione del mondo di calcio entro il 2050…il prof Hans Moravec (professore della Carnegie Mellon University) dice che per quella data le macchine raggiungeranno o addirittura supereranno le capacità cognitive ed emotive dell’uomo…
Mentre l’opinione pubblica (e probabilmente anche qualcuno di voi che legge il mio blog) pensano che tra un paio di anni bisognerà correre ai ripari, pensate che c’è un cinese (Wu Yulu, un contadino) che costruisce i robot fatti in casa! Alla faccia delle matrici di trasformazione, dei momenti di inerzia e di tutta la matematica del cacchio!
Non so quanto spaventose siano le prospettive (probabilmente Isaac Asimov e Philip K. Dick avevano ragione)…io dal canto mio sono ottimista e credo che la situazione non sia drammatica, ma per farvi venire un po’ di paura vi lascio con un video e un articolo su una delle ultime ricerche che si svolgono in alcuni laboratori americani della Carnegie Mellon (la stessa del prof Hans Moravec e di Deep Blue!!!) e che riguardano i “Catomi”, non è uno scherzo, Intel per prima si è buttata a capofitto in questa ricerca…
Buona Lettura e Buona Visione!
Tag: Gioco dell'Imitazioe, I.A., John Searle, Macchina di Turing, Robot, Stanza Cinese
Marzo 30, 2008 alle 1:36 am
Dato l’orario e il tasso alcoolico, prometto che domani leggerò con piu’ attenzione e commenterò seriamente!
Per adesso l’unica considerazione che mi “sorge” è che il paziente è veramente molto “paziente” per non mandare a fangulo il computer dopo le prime 3 risposte!!!
PS: w Salvatoreng! (per pochi, ma buoni…